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DL Semplificazioni e Codice dei contratti: Anci propone la reintroduzione dell'Appalto integrato

DL Semplificazioni e Codice dei contratti: Anci propone la reintroduzione dell'Appalto integrato
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GEN 19

Continua l'esame al Senato in Commissioni riunite Affari costituzionali e Lavori pubblici del ddl di conversione del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135 (c.d. DL Semplificazioni). Dopo l'audizione dell'Associazione Nazionale Costruttori Edili(ANCE), è arrivato il momento per l'Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci) che ha inviato le sue proposte di emendamento.

Tra le proposte di emendamento non potevano mancare quelle che vanno a impattare sull'attuale impianto che regola i lavori pubblici in Italia, con alcune proposte in linea con quanto già richiesto durante la consultazione pubblica avviata dal Ministero delle infrastrutture e trasporti propedeutica ad una proposta di riforma del Codice dei contratti.
Nelle more di una revisione complessiva del Codice appalti, Anci propone di modificare:

Appalto integrato
Secondo le valutazioni dell'Anci, l’obbligo di andare in gara con la sola progettazione esecutiva ha rappresentato "un ostacolo al percorso di crescita degli investimenti, tanto più se legato alla difficoltà di individuare risorse e figure professionali per le sole progettazioni". Per questo motivo "Occorre ripristinare la possibilità di ricorrere all’appalto integrato per la realizzazione di investimenti pubblici, consentendo alle stazioni appaltanti di ricorrere all’affidamento della progettazione esecutiva e dell’esecuzione dei lavori sulla base comunque, obbligatoriamente, di un progetto definitivo, considerato il fatto che quest’ultimo definisce completamente l’opera e deve essere già munito “di tutti gli elementi necessari ai fini del rilascio delle prescritte autorizzazioni e approvazioni, nonché della quantificazione del limite di spesa per la realizzazione".
Secondo Anci, "la garanzia dunque rispetto alla centralità e alla qualità del progetto è data dal rafforzamento dei contenuti dei singoli livelli di progettazione di cui all'articolo 23 e dall’obbligo, dal 2019, della progettazione in BIM. Inoltre l’appalto integrato appare maggiormente coerente – se del caso – con il sistema dell’offerta economicamente più vantaggiosa che consente al mercato di esprimere le reali migliorie progettuali. Infine, una sensibile rivalutazione dello strumento dell’appalto integrato è stata già compiuta nel primo decreto correttivo del Codice Appalti, così come nelle norme derogatorie per il suo utilizzo, introdotte per il sisma del Centro Italia e le Universiadi 2019".

Criteri di aggiudicazione
Secondo l'Associazione dei Comuni Italiani, "le regole in vigore in materia di OEPV e prezzo più basso, rappresentano una delle cause di maggior blocco delle gare per la realizzazione di opere pubbliche. Sotto questo profilo, l'applicazione dell'offerta economicamente più vantaggiosa sul progetto esecutivo rappresenta solo un inutile appesantimento per le stazioni appaltanti, laddove – a fronte dell’obbligo di mandare in gara un progetto esecutivo (quindi di per sé completo e definito in ogni sua parte) – rimane critica l’individuazione di incontestabili elementi qualitativi su cui valutare le singole offerte".

Terna subappaltatori
Secondo Anci, l'attuale versione dell'art. 105, comma 7 "sta rallentando lo svolgimento delle gare laddove prevede che per gli appalti superiori alla soglia comunitaria, in sede di gara, l’operatore economico partecipante indichi una terna di subappaltatori".

 

A cura di Redazione LavoriPubblici.it del 11/01/2019


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