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Dai subappalti alle varianti, parola d'ordine flessibilità

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GIU 19

L' appaltatore non sarà più tenuto a comunicare al committente a chi affiderà in subappalto i lavori, nel caso il subappalto sia ammesso: stop, dunque, fino a tutto il 2020, all' obbligo di indicare nell' offerta i nominativi dei tre subaffidatari.

È una delle novità contenute nella legge n. 55/2019, che ha convertito il dl n. 32/19 cosiddetto «Sblocca cantieri», pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 140 del 17 giugno scorso. La legge consente fino a tutto il 2020, a titolo «sperimentale», di affidare lavori di manutenzione senza progetto esecutivo; ammesso il subappalto di lavori a discrezione della stazione appaltante; sarà la stessa stazione appaltante a dare il via libera a varianti su progetti approvati dal Cipe ma entro un massimo del 50% dell' importo del progetto. Un primo punto rilevante per le imprese, che puntavano ad una riduzione del numero delle stazioni appaltanti per ridurre la disomogeneità degli atti di gara, è l' inversione di rotta sull' obbligo di ricorrere alle centrali di committenza per i comuni non capoluoghi di provincia. Il codice del 2016 puntava molto su un principio generale: la discrezionalità delle stazioni appaltanti che venivano fortemente responsabilizzate.

A questo principio doveva fare fronte un importante bilanciamento costituito dall' obbligo di nominare commissari di gara esterni alla stazione appaltante, visto che l' utilizzo molto spinto del criterio dell' aggiudicazione con il criterio dell' offerta economicamente più vantaggiosa (Oepv) avrebbe potuto determinare una forte discrezionalità che doveva essere in qualche modo sottratta alla «gestione» diretta della stazione appaltante. Anche in questo caso si fa marcia indietro: l' articolo 77 sospende l' obbligo di nomina dei commissari scelti dall' elenco tenuto dall' Anac. Da verificare sarà l' impatto della nuova norma che prevede la sospensione dell' obbligo di indicazione della terna dei subappaltatori, disposizione che il presidente Anac, Raffaele Cantone, ha ritenuto fortemente indiziata di riaprire le porte a fenomeni di opacità gestibili dalle organizzazioni criminali. Dovrebbe snellire la partenza delle gare la norma che consente fino a fine 2020 di avviare le procedure di affidamento, anche se il finanziamento è limitato alla sola progettazione.

Molto richiesta dal settore delle imprese la disposizione che consente di affidare sulla base del progetto definitivo, potendo anche prescindere dalla redazione del progetto esecutivo, i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, ad esclusione degli interventi di manutenzione straordinaria che prevedono il rinnovo o la sostituzione di parti strutturali delle opere o di impianti. In questi casi il progetto definitivo deve essere costituito da «almeno da una relazione generale, dall' elenco dei prezzi unitari delle lavorazioni previste, dal computo metrico-estimativo, dal piano di sicurezza e di coordinamento con l' individuazione analitica dei costi della sicurezza da non assoggettare a ribasso».

Sul fronte del subappalto fino a tutto il 2020 saranno le stazioni appaltanti a indicare il tetto del subappalto di lavori negli atti di gara: non c' è un diritto dell' impresa a organizzarsi i fattori della produzione ricorrendo al subappalto ma se la stazione appaltante lo ammetterà potrà consentirlo fino al limite del 40% del totale dell' importo dei lavori. Mancato l' obiettivo di consentire alle imprese di formulare riserve sui progetti validati ex articolo 26 del codice: il richiamo all' art. 25 riferisce la norma, anch' essa auspicata dalle imprese, alla verifica preventiva dell' interesse archeologico. Tutt' altra cosa. Fino a tutto il 2020, per le varianti da apportare al progetto definitivo approvato dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe), sia in sede di redazione del progetto esecutivo sia in fase di realizzazione delle opere, si ammette che siano approvate esclusivamente da parte soggetto aggiudicatore qualora non superino del 50% il valore del progetto approvato.

Si sperimenterà anche la norma che prevede che il Consiglio superiore dei lavori pubblici di renda il parere obbligatorio per progetti di lavori oltre i 75 (non più oltre i 50) milioni, esprimendo anche valutazioni di congruità economica. In questo modo si dovrebbe alleggerire l' iter approvativo dei progetti anche se si parla di poche decine di opere ogni anno. Per l' appalto integrato si stabilisce la sospensione fino a tutto il 2020 della disposizione che fa divieto di ricorrere «all' affidamento congiunto della progettazione e dell' esecuzione di lavori ad esclusione dei casi di affidamento a contraente generale», nonché dei vari «Ppp». Si tratta dell' ultimo periodo del primo comma dell' art. 59 del codice appalti. La norma però lascia in piedi l' altra disposizione che impone di assegnare le gare su progetto esecutivo, fatto salvo il caso di opere ad alto tasso di tecnologia o di innovazione, oltre a quella che richiede la previa motivazione nel caso di ricorso all' appalto integrato. Da qui l' effetto depotenziato dell' intervento sull' appalto integrato.

A cura di Italia Oggi Sette del 24/06/2019 autore ANDREA MASCOLINI


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